Il Parlamento della Romania ha votato per la destituzione del primo ministro liberale Ilie Bolojan, con una mozione di sfiducia presentata dai socialdemocratici e dall’estrema destra che ha ottenuto 281 voti a favorevoli nell’Assemblea composta da 464 seggi.
Come sottolinea Espress (testata partner di Focus Europe), una tale maggioranza era stata raggiunta solo dal governo Florin Cîțu, che il 5 ottobre 2021 venne destituito proprio in seguito a una mozione di sfiducia ampiamente superiore ai 233 voti necessari. I liberali di Bolojan (PNL) e i suoi alleati dell’USR erano presenti, ma non hanno votato.
Il crollo del governo di Bolojan aggrava la crisi politica nel Paese membro dell’UE e della NATO, confinante con l’Ucraina, che ha visto i socialdemocratici (PSD), il partito di sinistra più grande della Romania, allearsi con il principale di estrema destra AUR (Alianța pentru Unirea Românilor) per presentare la mozione, dopo aver abbandonato in aprile l’esecutivo.
Nel giugno 2025, i liberali di Bolojan, il PSD e altri due partiti filo-europei hanno formato un governo in seguito alle elezioni in cui l’estrema destra ha conquistato un terzo dei seggi parlamentari, un risultato senza precedenti. L’accordo ha posto fine alla turbolenza politica segnata dall’annullamento delle elezioni presidenziali del dicembre 2024 a causa di presunte interferenze russe.
Traballa il governo in Romania: i socialdemocratici aprono all’estrema destra
Per il leader di AUR la voce del popolo è stata “ascoltata”
Il leader dell’AUR, George Simion, ha pubblicato un messaggio su X dopo il voto, affermando che il risultato odierno pone “fine a dieci mesi durante i quali i cosiddetti europeisti non hanno portato nulla se non: tasse, guerra e povertà”. Oggi, ha poi aggiunto il leader di AUR, “la voce del popolo è stata ascoltata”, invocando la “riconciliazione nazionale”.
Dai sondaggi condotti dopo le ultime elezioni parlamentari, l’AUR ha superato il PSD, attestandosi intorno al 37%.
Le tensioni tra i liberi di Bolojan e social democratici si sono acuite quando il premier ha spinto per impopolari misure di austerità per ridurre il deficit, il più alto dell’Unione europea.
Il leader del PSD, Sorin Grindeanu, ha dichiarato dopo il voto che il suo partito è disposto a trovare rapidamente una soluzione, “per formare un governo in tempi brevi”. “Tutte le opzioni sono aperte”, ha aggiunto citato dai media romeni.
Il presidente filo-europeo Nicusor Dan ha assicurato che il Paese dell’Europa orientale, con i suoi 19 milioni di abitanti, manterrà il suo orientamento filo-occidentale, escludendo la possibilità di un governo di estrema destra. “Le discussioni politiche saranno difficili, ma è mia responsabilità, in quanto presidente, e quella dei partiti politici, guidare la Romania nella giusta direzione”, ha dichiarato lunedì ai giornalisti il presidente, che prima del voto ha difeso la proposta delle riforme e contestato la mozione di sfiducia contro il governo Bolojan.
Dall’inizio della crisi, i tassi di interesse ai quali la Romania prende in prestito denaro sono aumentati e la valuta, il lei, si è deprezzata rispetto all’euro, raggiungendo il 5 maggio, il giorno del voto sfiducia, il massimo storico di 5,21 lei rumeni. Nel quarto trimestre dello scorso anno, la Romania ha registrato un deficit pari al 7,9% del PIL è soggetta a una procedura per disavanzi eccessivi dell’UE dal 2020.

